Diamo il benvenuto al Comune di Ariccia

Diamo il benvenuto al Comune di Ariccia


L'Associazione dà il benvenuto ad una nuova Città del Vino, il Comune di Ariccia (RM), anticamente chiamata Riccia o La Riccia o semplicemente 'A Riccia nei dialetti dei Castelli Romani). Il poeta latino Publio Ovidio Nasone nel libro XV de "Le metamorfosi" racconta come il figlio del mitico fondatore e primo re di Atene Teseo, Ippolito, dovette fuggire dalla Grecia dopo essere stato accusato di incesto con sua madre Fedra, e si rifugiò perciò in Italia dove venne accolto dalla dea Artemide nel suo bosco sacro sito in Lazio presso il lago di Nemi sui Colli Albani: la dea cambiò nome ad Ippolito chiamandolo Virbio (in lingua latina probabilmente vir bis, "due volte uomo", l'uomo nato due volte). La tradizione vuole che Virbio sia stato il fondatore di Aricia, il cui toponimo deriverebbe dal nome della moglie indigena del fondatore, chiamata appunto Aricia. In alternativa, lo storiografo latino Gaio Giulio Solino al capitolo VII del suo "Collectanea rerum memorabilia" sostiene che la città venne fondata da alcuni Siculi comandati da un certo Archiloco, dal quale deriverebbe il toponimo della città.

Aricia venne fondata in epoca imprecisata, senz'altro prima di Roma. In seguito fu un'importante città della Lega Latina. Il territorio fu attraversato a partire dal 312 a.C. dalla via Appia Antica, dove Aricia era la prima mansio ("stazione di sosta") venendo da Roma. Con il progressivo abbandono dopo il sacco di Roma da parte dei Visigoti di Alarico, andò consolidandosi il nuovo abitato sul colle dell'antica acropoli e del moderno centro storico. Nel Quattrocento si perdono le tracce del feudo, che nel 1463 risulta sotto il "pieno dominio" dell'abbazia di Santa Maria di Grottaferrata. Nel corso del ‘500 la popolazione di Ariccia aumentò fino a poco meno di 800 unità, superando addirittura la popolazione della vicina Albano Laziale, sede vescovile suburbicaria. Nel 1610 Paolo e Caterina Savelli firmarono e si impegnarono a rispettare gli "Statuti" della Comunità ariccina. Il 15 maggio 1633 venne solennemente consacrato il santuario di Santa Maria di Galloro, retto dal 1631 dalla Congregazione Vallombrosana, ad oltre dieci anni dal ritrovamento della miracolosa immagine della Madonna di Galloro. I Chigi non tardarono a beneficare Ariccia con la loro munificenza: nel 1662 Alessandro VII autorizzò la fiera di Galloro e tra il 1661 ed il 1665 fu completata la costruzione della collegiata di Santa Maria Assunta, di Palazzo Chigi e degli altri edifici del complesso monumentale chigiano di piazza di Corte. Molti lavori di abbellimento del feudo ariccino furono eseguiti da Gian Lorenzo Bernini e la collegiata costituisce un esempio paradigmatico dell'architettura barocca. Dopo la turbolenta parentesi della Repubblica Romana (1798-1799) e dell'occupazione napoleonica, nel 1816 i Chigi rinunciarono al dominio feudale su Ariccia, pur conservandovi tutte le loro proprietà. Papa Pio VI si era interessato al ripristino della via Appia ed aveva avviato la bonifica delle Paludi Pontine fino a Terracina a questo scopo.  L'evento pose le basi per lo sviluppo commerciale di Albano Laziale, Ariccia e Genzano di Roma, a scapito di Marino che finora era stata la stazione di posta privilegiata sulla via postale.

Oggi è una delle località più conosciute e popolari dei Castelli Romani, sia per la rilevanza turistica del complesso monumentale chigiano e per l'importanza storica ed architettonica delle opere del Bernini che per l'importanza religiosa del santuario di Santa Maria di Galloro. Il borgo sorge su uno sperone roccioso che si affaccia su Vallericcia, l’antico bacino lacustre prosciugato dove si trovano i resti dell’antica Aricia e della Regina Viarum, l’antica Via Appia. Nell’800 fu tappa di pittori e letterati in viaggio in Italia, che facevano sosta alla Locanda Martorelli, edificio storico famoso all’epoca del Grand Tour che si affaccia sulla bella Piazza di Corte, disegnata dal Bernini e che ospita la Chiesa dell’Assunta e Palazzo Chigi. E’ anche famosa in tutto il mondo per la sua porchetta IGP, che, accompagnata da un buon bicchiere di vino, può essere assaporata tutto l’anno nelle fraschette che si snodano nel centro storico.

Tra le occasioni per una visita:

·       La Festa della Signorina (8 dicembre): durante la peste del 1656 Ariccia fu risparmiata dal flagello, anche in conseguenza del suo relativo isolamento; gli ariccini attribuirono la grazia alla Madonna di Galloro, e si iniziò a celebrare una solenne festa presso il santuario di Santa Maria di Galloro, fissata per la prima o la seconda domenica di Avvento. A partire dal 1668, quando papa Clemente IX istituì la festa dell'Immacolata Concezione, la data della festa venne spostata all'8 dicembre.

·       La Festa della Madonna di Galloro (Pentecoste): celebrazione della Madonna di Galloro, nel giorno della consacrazione del santuario avvenuta nel 1633. In questa circostanza si tiene la Fiera di Galloro, autorizzata da papa Alessandro VII nel 1662 ed ancora celebrata.

·       La Sagra della porchetta (prima domenica di settembre): a partire dal 1950, il programma prevede esibizioni musicali, allestimento di stand e mostre.