Diamo il benvenuto a Bonnanaro

Diamo il benvenuto a Bonnanaro


L'Associazione dà il benvenuto ad una nuova Città del Vino, il Comune di Bonnanaro (SS). E’ un piccolo e antico borgo della Sardegna nord-occidentale, famoso per vigne e ciliegi, il cui territorio è disseminato di siti archeologici. Molto antico, di significato non certo, il toponimo è di probabile origine prelatina: Gonnannor = “luoghi abitati sulla collina”.

Il ‘borgo delle ciliegie’ ha una storia antichissima: ad esso è legato un ‘pezzo’ di preistoria sarda, la cultura di Bonnanaro del Bronzo antico (1800-1600 a.C.). La villa detta Gunar, poi diventato Gunnanor, nacque attorno all’anno mille sotto la spinta del monastero di san Pietro di Sorres. Le campagne sono state abitate sin dal Neolitico, come testimoniano le necropoli di Pertusos, sas Turres e le domus de Janas della necropoli di Corona Moltana, scavate nelle pareti rocciose di un altopiano a due chilometri dal paese. Tra i cinque ipogei, la tomba I è la più famosa: presenta un corridoio che immette, da un portello, in un’anticella rettangolare con tetto spiovente. Da qui si passa alla cella principale. Alla base delle pareti sono scavate coppelle: qui erano deposti due individui (di cui sono stati trovati nel 1889 gli scheletri) con un corredo di 18 vasi e un anellino di bronzo. Anche la tomba III e V sono ben conservate, meno II e IV. Ossa umane, ceramiche e corredi funebri, esposti al museo G.A. Sanna di Sassari, insieme alle modalità di seppellimento dei defunti, hanno portato alla definizione di una facies culturale detta ‘cultura di Bonnanaro’, sviluppatasi nel II millennio a.C. Alle successive fasi dell’età del Bronzo risalgono i nuraghi Faeddas, Nieddu, Maria de riu, Penternu e Toncanis. A due chilometri si trova la necropoli a domus de Janas di Corona Moltana, scavata in un affioramento calcareo ai bordi di un piccolo altopiano. I manufatti ceramici ‘bonnanaresi’ non presentano più la sovrabbondante decorazione che caratterizzava i precedenti ‘campaniformi’. Le sepolture ipogeiche furono ‘in vita’ sin dal Neolitico finale (3200-2800 a.C.). La frequentazione della zona proseguì in epoca romana, cui appartengono reperti ceramici trovati nel monte Arana e a sas Turres, dove sorgeva una mansio lungo la Olbia-Turris Lybisonis (Porto Torres).

Bonnanaro si affaccia nella valle tra i monti Arana e Pelao, nel Meilogu, sub-regione del Logudoro. Le colline attorno sono ricche di corsi d’acqua e sorgenti, perciò molto fertili e coltivate a ciliegi, per i quali il centro è famoso nell’Isola, e vigneti, con tipi di uva rari dai quali è prodotto un ottimo vino. Oggi l’elaborata struttura del centro storico conserva case padronali di XVIII e XIX secolo e le chiese di Santa Maria Iscalas recentemente restaurata, Santa Barbara e Santa Croce (1624), oltre alla neoclassica parrocchiale di San Giorgio Magno, che custodisce pregevoli dipinti. Ai piedi del Pelao si trova la chiesa di San Basilio (inizio XIX secolo) e a cinque chilometri dall’abitato, il santuario di Nostra Signora di monte Arana, intitolato alla Madonna delle Grazie e, da un piazzale, affacciato sulla valle dei Nuraghi: è un panorama imperdibile. La chiesetta è circondata da cumbessias, che ospitano i pellegrini durante le novene, e avvolta da leggende sulla statua della Vergine delle Grazie. Sulla sommità del monte Arana si trova infine la chiesetta omonima, sede di una vivace festa campestre il 7 settembre di ogni anno: Nostra Signora di Monte Arana. Il piccolo edificio, quasi completamente diroccato fino a pochi anni or sono, è stato recentemente restaurato. Circondato da ambienti destinati ad ospitare i pellegrini, prospetta su un vasto piazzale affacciato sulla valle dei Nuraghi che offre ai visitatori uno dei più suggestivi panorami della zona. Poco distante, in prossimità del nuraghe Nieddu, si trova in grave stato di abbandono la settecentesca chiesa di San Basilio.

Le tradizioni e i saperi di Bonnanaro sono antichi e legati alle epoche storiche che hanno lasciato il segno nella vita civile e religiosa del paese. Specialmente la dominazione spagnola ha lasciato evidenti tracce nei costumi tradizionali del paese che risaltano, durante le sagre e le feste, per i ricami minuziosi, i colori vivaci e per i gioielli in corallo e filigrana su di essi indossati. Il vestito tradizionale femminile, composto da una lunga e ampia gonna, detta "munnedda", da una camicia, un bustino e da grembiule e fazzoletto, chiamato "muncarolu", aveva il suo elemento più prezioso nel corsetto, detto "corìttu", generalmente in prezioso velluto di colore rosso granato. I vestiti erano, inoltre, importanti strumenti sociali per esprimere differenza di ceto. Pertanto, il viola veniva indossato dalle nubili, mentre il giallo, detto "tuniga groga", individuava le mogli dei signori benestanti, spesso proprietari terrieri, e il nero era colore di vedovanza per eccellenza.

Molto radicata è anche la tradizione musicale legata ai cori e alla variante linguistica del territorio. Si hanno tracce degli antichi cantori di Bonnanaro già in un testamento del 1600, custodito nell'Archivio Diocesano della Curia di Sassari.

Il paese, di tradizione prevalentemente agricola, deve la sua fama alla coltivazione della vite e soprattutto delle ciliegie, la cui fiera, che si svolge generalmente all'inizio di giugno, costituisce ogni anno fonte di richiamo turistico. La coltivazione della vite è di origine antichissima, nel territorio si trovano alcune tipologie di uva da vino estremamente rare, attualmente in studio presso l'Università di Sassari. Il vino prodotto a Bonnanaro gode di notevole fama all'interno dell'isola e ha ricevuto alcuni premi a livello nazionale.

Tra le occasioni per una visita: San Giorgio Patrono - 23 aprile, Santa Barbara - tra luglio e agosto, N.S. di Monte Arana il 7/8 settembre, Fiera delle ciliegie a fine maggio/prima settimana di giugno, in funzione della maturazione del frutto. (fonte: www.comune.bonnanaro.ss.it)