Un vigneto al Colosseo

Un vigneto al Colosseo


L’agricoltura era considerata “l’attività moralmente più degna del cittadino romano” rappresentata, fin dall’antichità, da Ficus Olea et Vitis. Con le barbatelle della varietà Bellone, messe a dimora ad aprile 2021, si va dunque a completare la celebrazione del valore culturale ed etico del lavoro della terra e il suo antichissimo legame storico e ambientale con l’area del Parco Archeologico del Colosseo.  

Un piccolo vigneto sta nascendo nel cuore di Roma, sul colle del Palatino, grazie alla volontà del Parco Archeologico del Colosseo e alla disponibilità dell’azienda vitivinicola “Cincinnato” che si è proposta, attraverso un contratto di sponsorizzazione tecnica, di realizzare un altro importante progetto teso ad esaltare il legame culturale ed etico che l’area mantiene con le origini agricole della civiltà romana; a rappresentarlo vengono tuttora coltivate, davanti la Curia romana, le tre specie di piante di cui fanno menzione le fonti antiche. Il grande e fondamentale valore assegnato al lavoro della terra era d’altronde già ben presente nell’area, tanto che il Parco Archeologico del Colosseo da tempo ha attivato il progetto “PArCo Green”, con una serie di attività capaci di focalizzare l’attenzione sul ruolo di scrigno della biodiversità dei 40 ettari verdi al suo interno.

Un concentrato di fauna e flora di incredibile ricchezza, dal quale hanno già preso vita progetti come “L’olio del PArCo” (con la produzione del “Palatinum”, olio EVO da 189 piante di ulivo in collaborazione con Coldiretti e OP Latium) e “GRABees” (installazione di arnie in collaborazione con l’Associazione di Promozione Sociale Comitato Mura Latine e produzione del miele “Ambrosia del Palatino”). D’altronde il Parco è ricco di testimonianze storiche e archeologiche che segnalano l’importanza dell’agricoltura, come la presenza nella toponomastica di diverse aree definite “vigna” nel senso esteso del termine, quindi a coltura mista, ma con una documentata presenza di vigneti. La “Vigna Barbernini”, nello specifico, prende il nome dalla famiglia romana che nel XVII secolo deteneva la proprietà dell’area, e già vede al suo interno diverse piante da frutto, a cominciare dal “ficus ruminalis” legato alle origini di Roma, che faranno da cornice al vigneto appena piantato. L’idea di veder spuntare grappoli d’uva sul Palatino rientra dunque nella promozione del paesaggio storico come valore culturale che va ad aggiungersi alle bellezze del Parco Archeologico del Colosseo, che diventa però anche un “parco naturale” nel quale, tramite la convivenza in armonia di vegetazione spontanea e grandi alberi piantati negli ultimi secoli, si cerca di far tornare a splendere lo spirito dei giardini imperiali e dei rinascimentali Horti Farnesiani, che a più riprese hanno abbellito la sommità dell’antico colle.

Abbiamo preso il nome di Cincinnato – racconta Nazzareno Milita, presidente dell’azienda vitivinicolaper onorare il famoso politico romano che, una volta completato il suo incarico governativo, tornò alle sue occupazioni rurali proprio a Cori, dove c’è la nostra cantina e dove ci sono le vigne dei nostri soci, a soli 60 km da Roma. Viviamo come un legame indissolubile il nostro rapporto con Roma e la civiltà che essa rappresenta, in particolare con le sue origini agricole, per questo la possibilità di partecipare ad un progetto così importante come quello portato avanti dal Parco Archeologico del Colosseo ci ha riempiti di entusiasmo. Tra l’altro siamo strettamente legati anche dalla presenza in entrambi i siti dei templi dedicati ai Dioscuri, i fratelli Castore e Polluce, che danno anche il nome ai due nostri vini più diffusi. Per noi coltivare Bellone sul Palatino significa contribuire a produrre non solo vino, per quanto ci impegneremo a fare anche quello e al meglio delle nostre possibilità, ma soprattutto cultura. Siamo abituati da sempre a parlare dell’importanza della vite nella storia italiana fin dall’epoca romana, ecco da oggi non solo se ne potrà parlare ma la si potrà anche toccare con mano, vedendo i germogli e i grappoli dorati arrivare a maturazione in un contesto unico e di una bellezza inarrivabile. Proprio nel cuore della Città Eterna. Questo ci riempie di orgoglio ma anche di responsabilità, ci piace pensare che tramite un piccolo vigneto milioni di visitatori di ogni parte del mondo torneranno a casa avendo visto con i loro occhi perché l’Italia è così intimamente legata alla produzione di vino. Un legame che la leggenda fa risalire ai legionari romani che portavano, insieme alle armi, anche barbatelle, diffondendo così la cultura della vite in Europa e da lì al resto del mondo”. 

Dal punto di vista tecnico – aggiunge Giovanna Trisorio, responsabile marketing di Cincinnatosiamo contenti che sia stato scelto il Bellone perché è il vitigno più identitario per le nostre uve bianche, ne produciamo infatti ben sei tipologie che vanno dagli spumanti al passito, mentre il Nero Buono, originario proprio di Cori, lo è per le nostre uve rosse. Il lavoro sarà svolto manualmente per impattare il meno possibile sull’area, i pali di sostegno sono in castagno, la produzione sarà in regime biologico e non è previsto nessun sistema di irrigazione. Un impianto simile a quelli di inizio Novecento, pensato soprattutto per fare cultura ed educare”.

Un’operazione “etica”, come la definisce la direttrice del Parco Archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, che “mira a sviluppare senso civico nei confronti della cultura, e al contempo didattica, perché darà il là a laboratori, visite, degustazioni rivolti al pubblico che visita il parco”. L’architetto paesaggista del Parco, Gabriella Strano, precisa inoltre che: Vigna Barberini” è l’ambito del Parco ideale per lavorare il terreno senza alcun rischio d’interferenza con le strutture archeologiche; si tratta infatti di un’area che ha accolto la terra di riporto degli scavi effettuati per mettere in luce il limitrofo tempio di Eliogabalo, innalzando così la quota del terreno circostante. Tutto il Colle Palatino, come ben documentano le indagini archeologiche e le carte storiche, venne utilizzato, nel basso medioevo e successivamente con il declino degli Orti farnesiani, per attività agricole, dando vita agli orti denominati “vigne” in cui erano presenti, oltre le viti, alberi da frutto e ortaggi. La scelta di piantare proprio le barbatelle di Bellone riprende quanto ci tramanda Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia” dove racconta dell’uva ‘Pantastica’, un antichissimo vitigno autoctono della zona laziale da cui deriva il Bellone, noto anche come vino Cacchione”.

Fra tre anni tornerà la vendemmia sul Palatino dunque, ma il vino che ne nascerà non rappresenterà un prodotto commerciale, e non sarà in vendita, ma incarnando il valore etico e innovativo del progetto del Parco Archeologico del Colosseo, ne comunicherà i valori più profondi in una veste “liquida” e profumata.

 

PARCO ARCHEOLOGICO DEL COLOSSEO

Il Parco archeologico del Colosseo è stato istituito con il DM n. 15 del 12 gennaio 2017. Il territorio di competenza del Parco racchiude sia aree e monumenti di diretta competenza statale (Colosseo, Domus Aurea, Arco di Costantino e Meta Sudans, Foro romano e Palatino), sia in consegna a Roma Capitale (Circo Massimo, Fori imperiali), nonché il ricchissimo patrimonio ecclesiastico costituito dalle chiese che si affacciano su via dei Fori imperiali e lungo il Palatino e le sue pendici. La mission del Parco archeologico del Colosseo si declina attraverso una costante educazione alla memoria, che si esprime anche nella relazione con un pubblico estremamente variegato e con l’impegno ad instaurare un rapporto continuo con le nuove generazioni, tramandando a quelle future le radici della nostra storia, anche mediante la connessione con l’intero sistema culturale di Roma. Per la realizzazione di questi obiettivi il Parco è impegnato nella tutela, conservazione, ricerca e valorizzazione del proprio patrimonio archeologico, monumentale e paesaggistico. Lo sforzo di trasmettere la conoscenza dei luoghi al pubblico avviene anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali in grado di comunicare con un approccio più comprensibile e immediato la complessa realtà del Parco.

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