Vitigni “resistenti”: dal grappolo al bicchiere

Vitigni “resistenti”: dal grappolo al bicchiere


Una decina di esperti di viticoltura ed enologia della Fondazione Edmund Mach sono stati chiamati a raccolta ieri, nella sala di degustazione della cantina presso l'ex monastero agostiniano, per valutare le potenzialità di alcuni vini delle annate 2019 e 2020, imbottigliati dalla cantina di microvinificazione FEM, provenienti dalle uve tolleranti alle principali malattie fungine, quali oidio e peronospora, coltivate negli appezzamenti sperimentali. L'obiettivo è individuare le tipologie di prodotto che meglio si adattano alle esigenze del mondo vitivinicolo trentino, ma anche puntare su nuove etichette per l’azienda agricola.
All’incontro hanno preso parte il presidente Mirco Maria Franco Cattani e il direttore generale Mario Del Grosso Destreri oltre agli esperti del Centro Ricerca e Innovazione, Centro Trasferimento Tecnologico e azienda agricola FEM: Maurizio Bottura, Tomas Roman Villegas, Marco Stefanini, Enrico Paternoster, Gianmaria Trenti, Luciano Groff, Roberto Larcher, Sergio Moser.
"In questo incontro di degustazione -spiega il presidente Mirco Maria Franco Cattani- intendiamo valutare le potenzialità di alcuni vini provenienti dalle uve tolleranti alle principali patologie delle vite. Su questo fronte siamo molto impegnati con le attività di miglioramento genetico che continuano a dare importanti risultati, come la recente iscrizione di quattro nuove varietà. Il nostro vuole essere un contributo al miglioramento, in primis della viticoltura trentina, nella direzione della sostenibilità ambientale e della qualità dei suoi prodotti".
Al centro della degustazione, innanzitutto, i vini prodotti dalla cantina di microvinificazione provenienti dalle uve risultato dell’ attività di miglioramento genetico FEM, recentemente iscritte con la collaborazione del Consorzio Innovazione Vite nel Registro nazionale delle varietà di vite: si tratta di Termantis, Nermantis, Valnosia e Charvir nate dai genitori Vitis vinifera e da varietà trentine portatrici di geni di resistenza naturali, scelte dai ricercatori tra oltre 700 piante ottenute per seme, selezionate per i caratteri di tolleranza alla peronospora e oidio e per la qualità a più riprese e in diversi ambienti. In degustazione c'erano anche i vitigni di recente importazione quali il Pinot Regina dall’Istituto di Pècs in Ungheria e un vino da uva bianca di prossima registrazione unitamente ai vini provenienti dai vitigni resistenti provenienti dall'Istituto sperimentale di Friburgo che da anni vengono sottoposti ad osservazione negli appezzamenti della FEM e valutati dal punto di vista enologico.
Intanto prosegue tra oltre 1000 genotipi, attualmente in valutazione, l'attività di miglioramento genetico della FEM. Ad oggi questa attività ha prodotto l’iscrizione nel Registro nazionale dei prodotti Eco Iasma tolleranti alla botrite e delle varietà tolleranti a oidio e peronospora sopra descritte, ma ha permesso anche il recupero di diverse varietà di vite un tempo coltivate in Trentino.