Denominazioni a rischio

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Difendere il ruolo delle future denominazioni del vino e dei brand territoriali

Quali sono gli indirizzi su cui basare scelte che potranno incidere per lungo tempo sul futuro di interi territori del vino?

Dall’allarme lanciato al Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia sulla riforma delle denominazioni dei vini voluta da Bruxelles, all’appello rivolto al Commissario all’Agricoltura della Commissione Europea Mariann Fischer Boel; insieme con le Città del Vino di tutta Europa si moltiplicano gli sforzi per ritardare l’entrata in vigore del nuovo sistema che promette di trasformare - semplificando con poco riguardo - Doc e Docg in più generiche Dop e Igt in Igp.

Le parole del Ministro Zaia rassicurano sulla possibilità di utilizzare anche dopo l'entrata in vigore della nuova normativa - previsto dalla Commissione Europea a partire dal 1° agosto 2009 - il sistema delle Docg, Doc e Igt, intese come menzioni tradizionali (art 54 Reg CEE 479/2008 e Reg CE 753/2002) e quindi ricomprese nell’automatismo previsto all’art. 51 per le denominazioni “preesistenti” al 29/4/2008, data di entrata in vigore della nuova OCM, che saranno si iscritte nel Registro delle denominazioni, ma comunque sottoposte a verifica e potranno essere cancellate se non corrispondenti alla normativa.Ma che succederà in concreto? Come verranno valutati i requisiti di conformità alla nuova normativa? Quale sarà la piramide della qualità per i vini europei e dell’Italia? Attraverso quali strumenti normativi il nostro Paese continuerà ad autorizzare Doc e Docg e Igt? Ma sopratutto: le Regioni e i Comuni cosa ne pensano?

Le Città del Vino hanno il merito - dichiara il Presidente Valentino Valentini - di aver posto un’attenzione vigile alle problematiche relative all’entrata in vigore della nuova normativa, soprattutto sul tema delle denominazioni di origine, uno dei nodi fondamentali della riforma e uno dei punti nevralgici della filiera vitivinicola italiana e dei territori del vino".

"Le Città del Vino chiedono pertanto - conclude Valentini - che la Commissione Europea consenta una revisione a questo proposito delle denominazioni di origine o almeno l’introduzione formale e riconosciuta delle sottozone viticole nella interpretazione della riforma, affinché le nuove Dop del vino mantengano un riferimento territoriale forte".

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