Preso atto delle parole del Ministro, Città del Vino intende seguire da vicino il cammino del nuovo sistema di denominazione

LE CITTA’ DEL VINO PRENDONO ATTO DELLE PAROLE DEL MINISTRO ZAIA, MA SONO SEMPRE PIU’ INTENZIONATE A SEGUIRE DA VICINO IL CAMMINO FINO ALL’ENTRATA IN VIGORE DEL SISTEMA DI CLASSIFICAZIONE DEI VINI
PREVISTO DALLA COMMISSIONE EUROPEA IL 1° AGOSTO 2009

Il Presidente Valentino Valentini “le Città del Vino hanno il merito di aver posto un’attenzione vigile alle problematiche relative all’entrata in vigore della nuova normativa, soprattutto sul tema delle denominazioni di origine, uno dei nodi fondamentali della riforma e uno dei punti nevralgici della filiera vitivinicola italiana e dei territori del vino


Dall’allarme lanciato al Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia per ritardare l’entrata in vigore del nuovo sistema delle denominazioni dei vini previsto dalla Commissione Europea a partire dal 1° agosto 2009, all’appello rivolto al Commissario all’Agricoltura della Commissione Europea a Bruxelles Mariann Fischer Boel, in piena comunione d’intenti con le Città del Vino di tutta Europa, per il futuro delle denominazioni del vino: le Città del Vino - l’associazione dei comuni a più alta vocazione vitivinicola d’Italia - sono sempre più intenzionate a seguire da vicino il cammino che porterà all’entrata in vigore il 1° agosto 2009 del sistema di classificazione dei vini previsto dalla Commissione Europea per scongiurare effetti che potrebbero decisamente compromettere il futuro del sistema-vino italiano.

Questo perché - sottolinea il Presidente Valentino Valentini - le Città del Vino hanno il merito di aver posto un’attenzione vigile alle problematiche relative all’entrata in vigore della nuova normativa, soprattutto sul tema delle denominazioni di origine, uno dei nodi fondamentali della riforma e uno dei punti nevralgici della filiera vitivinicola italiana e di tutti i territori del vino”.
Prendiamo atto - dichiara Valentini - delle parole del Ministro Zaia che rassicurano sulla possibilità di utilizzare in futuro il sistema in vigore delle Docg, Doc e Igt, intese come menzioni tradizionali (art 54 Reg CEE 479/2008 e Reg CE 753/2002) e quindi ricomprese nell’automatismo previsto all’art. 51 per le denominazioni “preesistenti” al 29/4/2008, data di entrata in vigore della nuova OCM, che saranno si iscritte nel Registro delle denominazioni, ma comunque sottoposte a verifica e potranno essere cancellate se non corrispondenti alla normativa. Ma potranno convivere Docg, Doc e Igt con le Dop e Igp che verranno approvate dopo il 29/4/2008? Ovvero l’Italia continuerà ad autorizzare Doc e Docg e Igt? Se anche i vini da tavola con indicazione di vitigno e annata dovranno essere “certificati” (art.60 comma 2, a), quale sarà la piramide della qualità per i vini europei e dell’Italia? Si potranno poi fare scelte vendemmiali, saranno cioè sovrapponibili le denominazioni e le indicazioni geografiche? Che fine faranno le sottozone? Le Regioni cosa ne pensano?”.

Quali sono gli indirizzi su cui basare scelte che potranno incidere per lungo tempo sul futuro di interi territori del vino? Come sarà possibile mantenere con il nuovo regolamento i livelli di riconosciuta eccellenza di certe produzioni e al tempo stesso  mantenere altrettanto la riconoscibilità dei loro territori di provenienza? E come si farà ad evitare il rischio di una perdita economica forte per queste produzioni d’élite, visto che il Regolamento, di fatto, tende ad uniformare il sistema delle denominazioni?
Tanti i dubbi e le perplessità di cui le Città del Vino italiane - oltre 600 comuni e 30 tra province, comunità montane, strade del vino e parchi, corrispondenti al 6,7% dei comuni, al 70% del vigneto Italia, all’89% dei vini Doc, Docg e Igt - si fanno portavoce insieme alle Città del Vino di tutta Europa (dalla Spagna alla Francia, dalla Germania, Slovenia e Grecia fino all’Ungheria e al Portogallo), appellandosi al Commissario all’Agricoltura della Commissione Europea a Bruxelles Mariann Fischer Boel in difesa del ruolo delle future denominazioni del vino e per i brand territoriali su cui si giocherà una parte essenziale della competizione globale, in termini economici e di immagine.

Le Città del Vino - conclude Valentini - chiedono pertanto, che la Commissione Europea consenta una revisione a questo proposito delle denominazioni di origine o almeno l’introduzione formale e riconosciuta delle sottozone viticole nella interpretazione della riforma, affinché le nuove Dop del vino mantengano un riferimento territoriale forte. Sono temi da affrontare con urgenza, partendo dal fatto che le nuove norme sono già in vigore e che il futuro assetto del settore, della forza o debolezza dei distretti vitivinicoli, dipenderà dalle scelte che saranno attuate e dalla capacità che avrà la Commissione Europea di andare incontro alle esigenze dei territori del vino”.