Linee evolutive del PRCV e obiettivi d’azione

Il PRCV, concepito undici anni fa con criteri innovativi, poi confermati dall’evoluzione del quadro legislativo, soprattutto regionale, mantiene tutta la sua validità ed attualità. Alcuni aspetti, come il cambiamento climatico e la sensibilità diffusa agli aspetti paesaggistici e ambientali, già previsti e trattati nelle stesure originali, hanno però avuto un’accelerazione e un’intensificazione che suggeriscono oggi un’azione organica di aggiornamento e rafforzamento della proposta metodologica.

Gli elementi salienti di questo aggiornamento sono già stati esposti nell’ampia relazione tenuta a Riva del Garda nel Maggio del 2006 e pubblicata nella ristampa del PRCV. È opportuno a questo punto che l’Associazione si ponga esplicitamente l’obiettivo di realizzare concretamente le proposte metodologiche così affinate, in modo da poterne offrire l’esempio probante.

AZIONI DI AGGIORNAMENTO-RAFFORZAMENTO

1. suolo-clima

Il clima non solo sta cambiando, ma è già cambiato. Su questo almeno la comunità scientifica sembra finalmente d’accordo, restano differenti opinioni, non tutte disinteressate, sulla velocità del cambiamento, sulle sue cause e sui possibili rimedi. È però ormai un fatto assodato che abbiamo già e sempre più avremo a che fare con problemi riconducibili all’acqua. Le riserve d’acqua dolce si stanno riducendo, mentre i prelievi tendono a crescere, e il regime delle precipitazioni tende, anche alle nostre latitudini, ad assumere caratteri sub-tropicali, con distribuzione delle precipitazioni (anche a quantità costante) in pochi eventi a regime di rovescio intervallati da lunghi periodi di siccità.
È un circolo vizioso, perché un violento rovescio tende a riversarsi velocemente nella rete scolante, mettendola in crisi senza ricaricare le falde. Ciò sottopone i versanti a sollecitazioni via via più severe ed impone sistemazioni idraulico-agrarie particolarmente efficienti ed efficaci sotto almeno quattro aspetti: controllo dell’erosione, prevenzione dei movimenti di massa, prevenzione delle alluvioni, ricostituzione delle riserve idriche. I fenomeni sono strettamente correlati. A ciò si aggiunge la probabile necessità di somministrare acqua nei periodi di siccità per limitare lo stress anche di colture finora considerate seccagne ai nostri climi, come la vite.
In conclusione: se sistemazioni idraulico agrarie capaci di controllare efficacemente l’erosione e il deflusso meteorico erano indispensabili anche con il clima cui eravamo abituati, soprattutto in ragione dell’estendersi della meccanizzazione, migliorare l’efficienza e l’efficacia delle sistemazioni diviene vitale con il cambiamento del clima e non più solo per garantire la vita delle colture, ma anche (e in prospettiva soprattutto) per contribuire ad un regime idrogeologico ragionevolmente sicuro.

Si propone
una consulenza sul tema “difesa e gestione dei suoli vitati nei nuovi scenari determinati dai cambiamenti climatici” da parte del dott. Paolo Bazzoffi, dell’Istituto Sperimentale per lo studio e la difesa del suolo di Firenze che, interpellato, ha dato la propria disponibilità di massima, riservandosi di definire i termini della propria partecipazione.

2. paesaggio

L’uso razionale e sostenibile del territorio, garantito da una corretta applicazione del PRCV, è certamente una premessa indispensabile per un paesaggio di qualità, ma è necessaria anche una dimensione esplicitamente estetica dell’agire sul paesaggio. Il PRCV asserisce che sono da conservare e migliorare non solo e non tanto le forme del paesaggio agrario, quanto la qualità ecologica ed estetica delle trasformazioni necessarie alla viticoltura per mantenersi aggiornata e competitiva. Dobbiamo sapere che la qualità estetica non è necessariamente implicita nella qualità ecologica, ma ha bisogno di una specifica considerazione: un complesso di analisi e letture del paesaggio che sfocino in un progetto di paesaggio, funzionalmente efficiente, esteticamente appagante, socialmente condiviso e perseguito con norme e comportamenti coerenti, sia pubblici sia privati.

Si propone una consulenza sul tema “Pianificazione e gestione paesaggistica dei comprensori vitivinicoli” da parte del prof. arch. Amerigo Restucci, professore ordinario di storia dell’architettura nello IUAV e consulente del Ministero dell’ambiente, che, interpellato, ha dato la propria disponibilità di massima, riservandosi di definire i termini della propria partecipazione.


3. qualità edilizia

Altro tema che va sollevato con coraggio è quello dell’insufficiente qualità dell’edilizia: troppa edilizia brutta e sciatta avvilisce non solo le periferie, ma anche le campagne. Il tema ha due aspetti: da un lato la conservazione dell’esistente, dall’altro la produzione del nuovo.
Sulla conservazione dell’esistente c’è sufficiente accordo teorico circa la necessità, meno sui criteri. Nel restauro degli edifici rurali, soprattutto a scopo abitativo, dovrebbe prevalere il rispetto anche tipologico dell’esistente: vedere le caratteristiche peculiari dell’architettura tradizionale rurale come una risorsa ed un’opportunità e non come un ostacolo da rimuovere. L’obiettivo deve essere abitare confortevolmente una casa vecchia, non farla somigliare ad un condominio di periferia. Una casa vecchia ha i suoi spazi, le sue aperture, i suoi collegamenti, la sua distribuzione, la sua materia, la sua luce: non va sfigurata in un pentavani biservizi, balconato, mansardato, con tavernetta e garage.

Su questo, il Piano Regolatore di una Città del Vino deve essere giustamente severo: il restauro è una cosa seria e un patrimonio abitativo antico o vecchio ben restaurato è un netto aumento di valore del territorio. Viceversa, un edificato storico stravolto ed irriconoscibile e circondato da addizioni edilizie da periferia avvilisce qualsiasi prospettiva di sviluppo (non solo turistico) e testimonia contro la capacità locale di gestire l’ambiente.

4. uso della Legge sull’architettura rurale

Con il Decreto del Ministro per i beni e le attività culturali del 6 Ottobre 2005 diviene pienamente operativa la Legge 24.12.2003, n. 378 recante “Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dell’architettura rurale”, che mette a disposizione risorse e criteri per il restauro dell’architettura rurale. Le Città del Vino dovrebbero ricorrervi in modo organico e costante e il Piano Regolatore di una Città del Vino, integrato con un Regolamento edilizio specifico, dovrebbe sviluppare, precisare e declinare secondo le specificità locali i criteri di restauro generali indicati dal Decreto citato e dalle altre definizioni di legge.
La Legge prevede programmi regionali e la gestione del Fondo è vincolata all’emanazione di un decreto da parte del Ministro dell’economia, di concerto col Ministro dell’ambiente.

5. migliorare l’efficienza energetica degli insediamenti rurali

Nessuno può sottrarsi al dovere di fare qualcosa di concreto ed utile per ridurre l’emissione dei gas serra, responsabili del cambiamento climatico. Anche gli insediamenti rurali, pur avendo una limitata incidenza percentuale, devono dare il loro contributo, se si danno obiettivi d’eccellenza ambientale.

Le Città del Vino possono darsi degli obiettivi di qualità anche energetica, come:

  1. realizzare un gruppo d’edifici passivi, privi cioè d’impianto di riscaldamento e condizionamento, con fabbisogno energetico inferiore a 15 KWh/mq/anno, a destinazione sia abitativa sia produttiva (una “cantina solare”);
  2. ridurre significativamente il fabbisogno energetico degli insediamenti con campagne d’adeguamento degli edifici e degli impianti con il ricorso a tecniche e materiali bioclimatici;
  3. coprire il fabbisogno energetico con ricorso crescente a fonti rinnovabili.

Si propone, attraverso le Città del Vino alto-atesine, un rapporto di consulenza con la Provincia Autonoma di Bolzano, che ha maturato una preziosa esperienza con il programma Casa-Clima (Klimahaus).

6. un regolamento edilizio per le Città del Vino

Per gestire nel modo migliore gli aspetti edilizi del territorio rurale occorre affiancare al Piano Regolatore delle Città del Vino anche un Regolamento edilizio delle Città del Vino, cui affidare la definizione delle regole e dei requisiti di qualità, anche estetica, l’adozione di tecniche costruttive e materiali bioclimatici e l’inserimento armonioso delle tecnologie necessarie a migliorare l’efficienza energetica degli insediamenti.
La necessaria attività conoscitiva e propositiva può essere svolta dal sottoscritto, sentito il parere del prof. Restucci.

OBIETTIVI

1. premio del paesaggio del Consiglio d’Europa

La convenzione europea del paesaggio, fatta a Firenze il 20 Ottobre 2000, ma ratificata dall’Italia dei condoni solo nel Gennaio 2006, con una legge entrata in vigore il 31.01.2006, istituisce all’art. 11 il Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa:

Il Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa può essere assegnato agli enti locali e regionali e ai loro consorzi che, nell’ambito della politica paesaggistica di uno Stato parte contraente e della presente Convenzione, abbiano attuato una politica o preso dei provvedimenti volti alla salvaguardia, alla gestione e/o alla pianificazione sostenibile dei loro paesaggi che dimostrino un’efficacia durevole e possano, in questo modo, servire da modello per gli altri enti territoriali europei. Tale riconoscimento potrà ugualmente venir assegnato alle organizzazioni non governative che abbiano dimostrato di fornire un apporto particolarmente rilevante alla salvaguardia, alla gestione o alla pianificazione del paesaggio.

Credo che legittimamente Le città del vino possano candidarsi, in quanto associazione o candidare uno o più Comuni aderenti al Premio, al termine di un congruo periodo di tempo in cui siano visibili gli effetti del PRV, ulteriormente arricchito delle norme specifiche per il paesaggio e per l’edilizia che abbiamo visto prima. Sarebbe bello e di straordinario valore promozionale per la vitivinicoltura italiana che il premio andasse ad un paesaggio intensamente ed intelligentemente utilizzato, come un paesaggio viticolo.

2. patrimonio dell’umanità UNESCO

Nel convegno di Riva del Garda del Maggio 2006, il prof Luigi Zangheri lamentava giustamente che tra i Patrimoni dell’umanità riconosciuti dall’Unesco non vi fosse un paesaggio vitivinicolo italiano.
Vi sono dal 1997 le Cinque Terre – è vero – ma proprio i rappresentanti di quei comprensori riconoscono lucidamente che lì la viticoltura ha ormai più i caratteri di presidio ambientale che di attività economica primaria ed in espansione.
Dunque il tema rimane, e l’Associazione può darsi questo secondo obiettivo: iscrivere tra i Patrimoni dell’umanità un comprensorio vitivinicolo italiano in piena produzione.
Uno dei criteri di selezione delle candidature è “essere un esempio eminente dell’interazione tra uomo e ambiente”, ed è proprio quanto si propone, già da undici anni, il PRCV.

Si propone
una consulenza da parte del prof. Luigi Zangheri che permetta di individuare candidature credibili e un iter metodologico e pratico.

Firenze, 23.03.07
Pier Carlo Tesi