Diamo il benvenuto a San Lupo

Diamo il benvenuto a San Lupo


L'Associazione dà il benvenuto ad una nuova Città del Vino, il Comune di San Lupo (BN), che deve l'origine del suo nome al vescovo francese San Lupo di Troyes, molto probabilmente per essere stato in possesso dell'antica Abbazia dei Santi Lupolo e Zosimo, già esistente a Benevento nell'837.

Il territorio dell'attuale Comune fu abitato fin dalla preistoria. La nascita del primo nucleo abitato risale al periodo tra il X e il XI secolo d.C. ad opera dei monaci benedettini che fondarono in queste terre una dipendenza del monastero di “San Lupo e Zosimo che era in Benevento”. Tale struttura sorgeva nell'area detta Cortesanta, ai piedi di un torrione difensivo, sul quale fu poi costruita l'attuale Chiesa Madre di "San Giovanni Battista". Intorno ad essa si andò formando il primo nucleo del paese. Il terremoto del 1456 arrecò gravi danni, ed indusse parte della popolazione a trasferirsi a monte, dove oggi è l’attuale abitato. Nel 1688 un nuovo terremoto lo rase al suolo definitivamente; i superstiti lo ricostruirono sul sovrastante colle, dove le preesistenti abitazioni non avevano subito che pochi danni, a causa della natura rocciosa del suolo. San Lupo fu successivamente feudo di diverse famiglie nobili, che vi esercitavano i loro diritti a mezzo di un proprio "agente". Tale fu anche l'illustre concittadino Mario Colella, uomo munifico e molto "moderno" per l'epoca. A lui dobbiamo la stupenda fontana Sant'Angelo, fatta erigere nel 1614, che fa bella mostra di sé in C/da Orto al Pozzo. Durante gli anni della Rivoluzione Francese la popolazione si divise tra i fautori del partito rivoluzionario e quelli del partito borbonico, con scontri tra le fazioni e tumulti popolari. Nel 1877 il paese fu il centro della fallita insurrezione anarchica contro lo Stato italiano degli anarchici Cafiero e Malatesta. Da San Lupo doveva partire l'insurrezione delle popolazioni del mezzogiorno per un futuro delle classi sociali oppresse, di libertà. Il XIX secolo finì con i bastimenti carichi di emigranti verso le Americhe; dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’emigrazione riprese più intensa, soprattutto verso l’Australia, dove, fra seconda e terza generazione, vivono migliaia di Sanlupesi.

San Lupo, che fa parte della Comunità Montana Titerno-AltoTammaro e dell'Unione dei comuni denominata Città dei Sanniti, conta circa 900 abitanti e si caratterizza per la produzione di un eccellente e pluripremiato Olio Extravergine, del Fagiolo della Regina, prodotto autoctono con rinomate proprietà organolettiche e per la lavorazione e messa in opera della pietra di San Lupo, un perlato di assoluto prestigio. Tutta la provincia di Benevento è famosa come la "terra delle Streghe e delle Janare", che secondo la leggenda si riunivano nei pressi di un noce per i loro riti sabbatici. A San Lupo si trova il torrente delle Janare, attraversato da un ponte in pietra, detto "Ponte delle Streghe", attorno al quale si raccontano ancora leggende medioevali. Oltre alla fontana Capodaqua, alla Cappella De Giorgio (tomba cimiteriale neoclassica), alla chiesa dell'Annunziata (XVII secolo) e al Cimitero, altri monumenti e luoghi d'interesse che meritano una visita sono:

·        Centro storico: caratterizzato da strette viuzze spesso inquadrate da archi e pontili. Di notevole interesse sono i portali in pietra di alcune architetture civili, realizzati da scalpellini locali.

·        Chiesa di San Giovanni Battista: è la chiesa maggiore del paese. L'interno conserva la statua a mezzo di busto di San Lupo, realizzata dallo scultore Giacomo Colombo nel 1708. Il campanile è sormontato da un cupolino con embrici maiolicati gialli e verdi.

·        Fontana Sant'Angelo: realizzata nel 1614 in pietra locale, è dotata di tre getti d'acqua intervallati da mascheroni e da una figura femminile. Nel frontone della fontana sono siti due stemmi e delle scritte in latino che invitano i pellegrini a dissetarsi. La fontana è sita nel luogo dove sorgeva un monastero benedettino.

·        Palazzo Iacobelli: di fattura settecentesca, ha ospitato Ferdinando II delle Due Sicilie, ospitato dal controverso imprenditore Achille Iacobelli.