Vino e Chiesa, tra Sacro e Profano

Vino e Chiesa, tra Sacro e Profano


Iniziamo oggi un viaggio alla scoperta della vitivinicoltura monastica del vino, un particolare settore dell’enologia che spesso rivela produzioni ricercate e attente a non incrinare l’armonia tra uomo e natura

 

Vino, Santi e Chiesa sono legati da sempre da un vincolo strettissimo e le numerose testimonianze storiche che legano lo sviluppo della vitivinicoltura ai monasteri e alle abbazie si sono avvicendate nei secoli fino ad arrivare alle numerose tante realtà religiose ancora oggi impegnate, in tutto il continente europeo, in questa produzione.

E’ noto che il vino è una bevanda antica, già apprezzata nel mondo greco e in quello romano dove veniva rinforzata o addolcita con spezie, miele e altro ancora. Ma è merito dei monaci se, nel periodo di declino causato dagli sconvolgimenti sociali, politici ed economici che caratterizzarono la fine dell’Impero Romano d’Occidente e l’arrivo delle invasioni barbariche, molte coltivazioni compresa quella della vite sono state riprese. A partire dal V secolo d.C. il vino ebbe infatti la sua rinascita grazie al contributo della Chiesa, che a fronte di una profonda povertà, scarsi mezzi di trasporto e costi elevatissimi, decise di coinvolgere i piccoli monasteri per rifornire le scorte dei Vescovati del simbolo assoluto della celebrazione eucaristica, il Sangue di Cristo.

Fu dunque proprio grazie al loro grande lavoro di selezione dei cloni, dei primi studi ampelografici, delle forme perfezionate di coltivazione e vinificazione, che fino al XVIII secolo i laboriosi frati si meritarono il titolo di “patres vinearum”.

E numerosi sono gli ordini a cui si legano i nomi di molti vini anche italiani, dai Cistercensi padri del Gattinara e della Spanna ai Cavalieri di Malta che diedero vita al Bardolino, al Soave, al Valpolicella e ai vini dei Colli del Trasimeno, dai Benedettini che contribuirono all’affermazione del Cirò, del Greco di Tufo e di Gerace, del Ragnano, della Freisa, del Monsonico e del Santa Maddalena, ai Gesuiti con il loro Lacrima Christi fino ai Templari con il Locorotondo. E ancora, ai Benedettini e ai Monaci Scalzi dobbiamo il vino dei Colli Euganei, ai Monaci Scalzi e ai Gesuiti (oltre che ai Monaci di Grottaferrata) il Frascati, ai Certosini e ai Cavalieri di Malta il Capri. TO BE CONTINUED... (di Alessandra Calzecchi Onesti) 

ALLA SCOPERTA DELLE ABBAZIE DEL VINO IN ITALIA

ORA ET LABORA NEL RISPETTO DELL’AMBIENTE E DELLA BIODIVERSITÀ

IL RECUPERO DELLE VIGNE MONASTICHE

IL VINO DA MESSA

LE ABBAZIE DEL VINO IN EUROPA