Passeggiando per le vie delle vigne in città

Passeggiando per le vie delle vigne in città


Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta degli appezzamenti di varie dimensioni coltivati a vite in molte municipalità italiane ed europee, dalle grandi metropoli ai piccoli centri abitati. Vigne che testimoniano una parte importante della cultura e della storia cittadina e sono spesso preziosi custodi di biodiversità, in alcuni casi di biotipi rarissimi. 

A FIRENZE le “Vie della Vigna” - quella “nuova” (coltivata dai frati di San Pancrazio, di fianco a Via Tornabuoni) e quella “vecchia” (coltivata dai monaci della Badia Fiorentina, di fianco a Piazza Signoria) - documentano l’esistenza di due vigneti attivi almeno fino al secondo dopoguerra. Oggi una vigna di circa 3 ettari è quella di proprietà di Roberto Cavalli: nella sua villa in via delle Cinque Vie (quartiere di Firenze Sud), coltiva Alicante (Grenache), che viene poi assemblato dal figlio Tommaso insieme al Merlot coltivato a Panzano nel Chianti Classico per dare origine ad un rosso Igt Toscana.

A ROMA , dove ancora a metà del 1800 il Gianicolo e Villa Pamphili erano ricoperti di vigne, i giardini del Convento Francese del Sacro Cuore di Trinità dei Monti ospitano un piccolo appezzamento di viti. Chiesa e Convento furono costruiti, a partire dal 1502, su un’area che fino ai primi del VI secolo era un enorme vigneto, donato dal re di Francia Carlo VIII a un ordine di frati. Anche l’adiacente Villa Medici, che dal 1803 ospita l’Accademia di Francia, sorge sulla collina del Pincio nello spazio occupato nell’antichità dagli Horti Luculliani. Quando, nel 1564, il cardinale Giovanni Ricci di Montepulciano acquistò la Casina Crescenzi, all’epoca l’unico fabbricato “civile”, il podere comprendeva un’azienda agricola in mezzo a terreni coltivati a vigne. Recentemente rivalutato, il vigneto è stato protagonista, alcuni anni fa, di un’iniziativa nata collaborazione tra i Comuni di Roma e Narbonne (città di origini romane), l’Associazione Nazionale Città del Vino, l’Ambasciata francese presso la Santa Sede e gli studenti dell’Istituto Agrario Emilio Sereni. I ragazzi hanno curato impianto, potature, vendemmia e trattamenti sanitari delle circa ottanta barbatelle di vitigni nativi della Languedoc (Carignan Nero, Syrah, Grenache nero, Picpoul, Moscato di Alessandria, Mourvèdre) messe a dimora da una rappresentanza di viticoltori di Narbonne ed hanno prodotto il “De vino Gallico” (un centinaio di bottiglie nel 2008).

Del resto che Roma oltre che Caput Mundi fosse anche Caput Vini - come si racconta nel bel libro di Giovanni Negri eElisabetta Petrini - è testimoniato anche dalla presenza di quartieri come Vigna Clara e Vigne Nuove che  un tempo erano ricoperte di filari come i Giardini Vaticani e l’Orto Botanico. Proprio nell’oasi di verde tra il Gianicolo e Trastevere è stato recentemente inaugurato Vigneto Italia, il primo Museo Ampelografico italiano con 154 varietà di vitigni provenienti da tutte le regioni, sviluppato dall’Università La Sapienza di Roma insieme all’enologo e analista Luca Maroni, al quale già si deve il ritrovamento e il reimpianto della vigna originale di Leonardo da Vinci a Milano. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

Vigneti urbani e cinture verdi per una riqualificazione 

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Vigne in città tra chiostri e conventi

Passeggiando per le vie delle vigne in città