Le Città del Vino salutano Giuseppe Galasso

Le Città del Vino salutano Giuseppe Galasso


Si è spento nella notte, nella sua casa di Pozzuoli, lo storico Giuseppe Galasso. Studioso del Regno di Napoli, ispirato alla filosofia di Benedetto Croce, ha difeso con forza i valori del Risorgimento e dato dimensione europea agli studi sul meridionalismo. Nato a Napoli il 19 novembre 1929, apprezzato giornalista (una delle firme più prestigiose del Corriere del Mezzogiorno e del Corriere della Sera)  e stimato professore universitario (attualmente era docente di storia moderna all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli), nel 1983  fu eletto deputato del Pri ed ebbe l’incarico di sottosegretario ai Beni culturali.

Ed è proprio per la sua esperienza politica che vogliamo oggi ricordarlo e in particolare per il suo impegno a favore dell’ambiente. A lui si devono infatti una serie di decreti ministeriali che imponevano vincoli su diversi beni paesaggistici e che nel 1985 confluirono nel primo provvedimento organico a protezione del paesaggio, noto appunto come “Legge Galasso”.

La legge si preoccupava di classificare le bellezze naturalistiche in base alle loro caratteristiche peculiari suddividendole per classi morfologiche, all’interno delle quali l'attività edificatoria non veniva totalmente esclusa ma richiedeva l'approvazione degli enti preposti alla tutela e del Ministero del beni culturali ed ambientali. Nel caso di abusi non era prevista la possibilità di ottenere concessioni edilizie in sanatoria, ma insieme alle sanzioni pecuniarie era obbligatorio il ripristino dello stato dei luoghi a carico di colui che aveva commesso l'abuso. Ristabiliva inoltre gli “usi civici”, cioè i diritti d'uso gratuiti che spettano agli appartenenti ad una stessa comunità (godere di un pascolo, utilizzare i frutti di un bosco, fare legna, ecc.), permettendo però ai proprietari di affrancare le aree gravate da questi diritti di origini medioevali cedendo parte dell'area alla comunità o pagando. E, ancora, obbligava le Regioni alla redazione di un piano paesaggistico con possibilità di porre la totale inedificabilità in aree alpine al di sopra dei 1600 metri, aree appenniniche al di sopra dei 1200 mt, a distanza di 300 mt dalla riva di mari e laghi e 150 mt dalle sponde di fiumi e torrenti, sui vulcani, nelle zone umide, in aree di interesse archeologico, negli istituti universitari agrari gestori dei beni di uso civico e nei boschi.

Fu insomma un pioniere di temi e criticità ancora di fortissimo interesse, dal problema del consumo del suolo all’importanza dei servizi sistemici solo per citarne alcuni, nella costante difesa del paesaggio di cui diceva “Ci serve per capire a che punto siamo, in che mare nuotiamo, che aria respiriamo”.